Oriana Fallaci: i 7 libri da non perdere

Oriana Fallaci: i 7 libri da non perdere

Oriana Fallaci è senza dubbio una delle personalità più importanti del nostro secolo. Giornalista e scrittrice dalla penna tagliente e realista, ha vissuto sulla sua pelle i più grandi avvenimenti della Storia contemporanea e non ha mai avuto paura di scrivere a chiare lettere la verità nascosta sul nostro mondo, quella fatta di discriminazioni, guerre e tormenti personali.

Chi era Oriana Fallaci?

Nata nel 1929 sotto il fascismo, Oriana Fallaci è stata la prima reporter di guerra italiana. Vive sulla sua pelle la Resistenza a soli 12 anni, inizia a scrivere articoli di costume e finisce presto a pubblicare libri in ben altre direzioni. La vera vita dei divi di Hollywood, la situazione critica delle donne in Medio Oriente, la guerra in Vietnam e il conflitto arabo-palestinese sono solo alcuni degli argomenti su cui si esprime, mentre viaggia da New York a Città del Messico e intervista le più grandi personalità dei nostri tempi, racchiudendo ogni avventura nelle sue opere memorabili.
Muore nel 2006 dopo aver combattuto contro il cancro, lasciando dietro di sé 12 libri tradotti in più di 30 Paesi.


I migliori libri di Oriana Fallaci

In occasione dell’anniversario della sua nascita il 29 giugno, ti propongo 7 libri da non perdere scritti da Oriana Fallaci.

Il sesso inutile (1961)

Secondo libro della scrittrice, è un’inchiesta feroce sulla condizione della donna e sulle esperienze vissute come inviata speciale insieme al fotografo Duilio Pallottelli, che corrono dal Pakistan, a Nuova Delhi e il Giappone fino a New York. Il reportage fa esattamente quello che suggerisce il titolo: la Fallaci viaggia intorno al globo per scoprire come la donna vive ed è vissuta nelle varie culture, raccontando la realtà delle spose bambine, delle matriarche in Malesia e delle donne dai piedi fasciati in Cina, fino ad arrivare alle figure più indipendenti in America e nelle Hawaii.
È un resoconto prezioso e attuale, nonostante l’età, che rende la donna specchio del mondo per come lo conosciamo noi e per come potrebbe diventare.


La rivoluzione più grande è, in un paese, quella che cambia le donne e il loro sistema di vita. Non si può fare la rivoluzione senza le donne. Forse le donne sono fisicamente più deboli ma moralmente hanno una forza cento volte più grande.

Oriana Fallaci


Niente e così sia (1969)

È forse uno dei reportage più dolorosi della scrittrice, che nasce dalla curiosità di sua sorella minore e dalla domanda “Cos’è la vita?”. Ebbene, la Fallaci ricerca la risposta mentre testimonia per la prima volta una guerra, quella del Vietnam, e interroga chiunque le passi accanto: americani, generali, vietcong e nordvietnamiti inclusi, in quanto giornalista e soprattutto essere umano che cerca di capire come è stato possibile arrivare a quel punto. Così, la sua ricerca diventa quella del lettore, che assiste con lei alle atrocità che solo la guerra può portare, e al tentativo di sopravvivere covando quel sentimento profondo e misterioso che è la paura di morire, riflettendo sul significato della guerra, della morte e della vita.


Intervista con la storia (1974)

Di stampo diverso rispetto al precedente racconto di guerra, in questo libro la scrittrice raccoglie alcune delle più importanti interviste da lei fatte nel corso di circa dieci anni, dove prendono la parola le voci che hanno avuto il potere di cambiare il mondo, da Henry Kissinger, Ayatollah Khomeini, Pasolini, Andreotti e Gheddafi, fino a Alekos Panagulis, rivoluzionario greco e suo compagno di vita.
La sua ricerca, qui, è semplice e al contempo complessa: la Fallaci cerca di comprendere il potere, facendolo spiegare a chi lo detiene e ponendo domande a volte sincere, altre arrabbiate e altre ancora piene di speranza. È un testo diverso dal solito che proprio per questa ragione merita uno sguardo più approfondito.


Lettera a un bambino mai nato (1975)

Questo libro ha la forma di un monologo tragico e doloroso che una donna senza volto né nome fa a se stessa e alla pancia che le è spuntata all’improvviso, quella di un bambino inaspettato che la donna, in tutta la sua onestà, non è tanto certa di volere. La sua voce tagliente passa le ore a riflettere con il lettore sulla bontà del mondo che lei non riesce più a vedere e di cui allerta il feto estraneo che cresce dentro di lei.
Ed è lo stesso bambino a diventare un muto ascoltatore che la psicanalizza attraverso il suo silenzio, lasciando che la sua sola presenza le permetta di affrontare dubbi, paure e rabbia che la donna non sa più dove mettere nel suo cuore.


Un uomo (1979)

La scrittrice torna a parlare di una figura già presente nei suoi libri e nella sua vita, Alekos Panagulis, per dedicargli un libro dopo la sua morte accidentale, da lei sempre considerata un omicidio. La Fallaci racconta la vita di un uomo che amò follemente, del suo attentato al Primo Ministro greco Papadopulos, delle inimmaginabili torture subite e della grazia ricevuta che lo fa passare da un carcere all’altro, fino a quando la giornalista non vola da lui per intervistarlo.
È il ritratto di un uomo vero, con pregi e difetti e un’enorme dose di coraggio, che sarà la sua benedizione e la sua condanna. Con lui, però, troviamo anche la storia di un amore così potente da definirlo un cancro, e che nelle pagine diventa un inno alla speranza e alla vita vera.


Ho guadagnato una vita, un biglietto per la morte e viaggio ancora. In certi momenti ho creduto d’essere giunto alla fine del viaggio. Mi sbagliavo. Erano solo imprevisti del cammino.

Oriana Fallaci



Insciallah (1990)

Il Professore è un militare appassionato di letteratura che sta combattendo nella Beirut del 1983 insieme ai soldati italiani inviati in missione di pace. Questa, però, diventa più lontana che mai quando due camion kamikaze distruggono i battaglioni vicini e un terzo sembra in arrivo per loro. I soldati sono destinati ad un limbo spaventoso, e finiscono col perdersi in narrazioni e opinioni devastanti su questa guerra che conoscono tutti e nessuno.
“Insciallah” è uno dei pochi romanzi della Fallaci, in cui l’Italia è persa e ritrovata grazie ai mille dialetti che parlano i soldati e che vanno dal siciliano al veneto. Tutto sommato, questo romanzo corale è un’Iliade più piccola ma più violenta, adatta ai giorni nostri.



Un cappello pieno di ciliege (2008)

Romanzo postumo che lei scrive con la clessidra in mano e la paura che il suo tempo finisca prima del dovuto, questo libro potrebbe essere quasi un’epopea. La Fallaci parte dalla sua cassapanca di famiglia e la usa per raccontare la storia dei suoi antenati dal 1773 al 1889: attraverso storie e racconti di vita raccolti negli anni, passa dall’antenata condannata dall’Inquisizione, ai parenti scappati in Spagna o in America, a quelli pronti a combattere per la propria patria.
Così, le parole creano un intreccio strano per cui i padri della scrittrice diventano i suoi figli, e lei la voce che li guida per venire allo scoperto. È un’opera imperdibile soprattutto per gli amanti della storia, perché offre uno spaccato della vita italiana sincero e comprensivo come pochi.


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