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Recensione “Poirot a Styles Court”

Recensione “Poirot a Styles Court”

Trama

Dopo essere stato ferito in guerra, Hastings fa ritorno in patria. Passati i primi mesi di convalescenza in ospedale, incontra una sua vecchia conoscenza, John Cavendish, che lo invita a trasferirsi momentaneamente da lui. Qui parte la vera e propria narrazione e la scena si sposta nell’Essex, a Styles. Veniamo a conoscenza della famiglia: i due fratelli, John e Lawrence, la loro matrigna Emily ed il suo secondo marito Alfred Inglethorp, Mary, l’affascinante moglie di John. Con loro abitano nella villa Cynthia Murdoch e Evelyn Howard, rispettivamente protetta e factotum della signora Inglethorp. È con lo sguardo di Hastings che viviamo gli eventi: dai primi giorni di permanenza alla villa, all’incontro con il suo vecchio amico Poirot, fino alle indagini che lui ed il belga svolgono a seguito dell’avvelenamento della matrigna di John. La vicenda si rivela semplice ma non troppo e solo grazie al punto di vista di una mente brillante come quella di Hercule Poirot sarà fatta giustizia.

Perché leggere questo libro?

  • Per conoscere gli albori della carriera da investigatore privato di Hercule Poirot
  • Per la piacevole scorrevolezza dello stile narrativo
  • Per il delicato tratteggio di un’epoca storica che non c’è più
  • Fa comprendere come la vera giustizia non sia cieca, ma dotata di occhi e anche di cuore

Recensione completa

Il libro è ambientato nel 1916, nella campagna inglese. È la Grande Guerra a fare da sfondo e da propellente agli eventi. Hastings viene rimpatriato dopo aver riportato una ferita al fronte, Hercule Poirot è un rifugiato belga che beneficia dell’aiuto della signora Inglethorp e Cynthia Murdoch lavora nel dispensario dell’ospedale della Croce Rossa di Tadmister.

La giovane Agatha Mary Clarissa, o più semplicemente Agatha Christie, era lei stessa volontaria in un dispensario durante la guerra e vide arrivare a Torquay una fila di rifugiati di guerra di nazionalità belga. La vita ha creato tutti i presupposti per la nascita letteraria di un personaggio che è entrato nel cuore di noi amanti delle opere della regina del giallo inglese. Alto meno di un metro e sessantacinque, testa a forma di uovo (costantemente inclinata da un lato), occhi
verdi, baffi alla militare, portamento eretto e dignitoso seppur leggermente zoppicante: ecco come si presenta questo ex funzionario in pensione della polizia belga dall’abbigliamento inappuntabile e le manie dell’ordine e della simmetria.
La sua maniera di fare, in netto contrasto con l’aplomb inglese, lo contraddistingue e al momento giusto crea quell’atmosfera da “coup du teatre” per svelare l’assassino.

La penna felice di Agatha Christie ha creato un personaggio appassionato, gentile e democratico, che si fa stimare e voler bene dalle prime righe di presentazione. Hastings e l’ispettore inglese Japp ricordano, appena lo incontrano di nuovo, i casi nei quali hanno collaborato: per loro sono indimenticabili la mente brillante e la capacità di stupirli del piccolo belga.
Hercule Poirot ha conquistato generazioni con le sue piccole manie ed il suo grande cuore. Capace di gratitudine, lealtà, sensibilità, umorismo e compassione, è pronto a cambiare (un pochino) in meglio il vostro modo di vedere la vita.


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